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medicisenzadentiere Quando verrà la fine del mondo, mi ritirerò a vita privata. (K.Kraus)
21 settembre 2006
problemi di comunicazione

Nel 2001 presso l'OMS sono stati notificati 184.311 casi di colera con 2.728 decessi. L'Africa ha registrato il 94% dei casi con 173.359 notifiche. In Asia sono stati riportati 10.340 casi e nelle Americhe se ne sono avuti 535.

Da una prima analisi epidemiologica, si osserva che le aree vicino a fiumi o alla costa sono strettamente associate con le aree epidemiche, e che frequentemente i primi casi di colera di un'epidemia si verificano in comunità di pescatori. In Bangladesh le epidemie di colera si manifestano due volte l'anno, con un pattern stagionale regolare. Diversamente, in Perù i casi di colera hanno un andamento annuale che segue l'aumento delle temperature in primavera.
Si conoscono oltre 155 sierotipi di vibrione del colera ma di essi solamente il sierotipo O1 ed O139 sono responsabili di epidemie.
Il batterio si trasmette per via oro-fecale, tramite l'ingestione di acqua o cibi contaminati da esso. I molluschi, a causa della loro azione filtrante, sono in grado di accumulare al loro interno un buon numero di vibrioni, costituendo, così, un buon mezzo d'infezione qualora siano consumati crudi o poco cotti.
I vibrioni del colera rimangono all'interno del lume intestinale aderendo ad esso tramite proteine flagellari (necessarie anche per la motilità del batterio) e secernendo una specifica tossina, codificata da un fago, CTXPhi, responsabile della comparsa di diarrea acquosa. Per il distacco della parete dell'intestino viene utilizzata un'emoagglutinina metalloproteasica.
momento biochimico
La tossina prodotta dal batterio, detta tossina colerica (CT), è formata da due subunità dette A (divisa in due componenti A1 ed A2 legate da un ponte disolfuro) e B. La subunità B è formata da cinque polipetidi uguali, i quali si legano ai carboidrati del ganglioside GM1, situato sulla superfice delle cellule dell'epitelio. Una volta che la tossina e penetrata nella cellula, il ponte disolfuro della subunità A viene scisso, liberando, così, le due frazioni A1 ed A2. La subunità A1 va a legarsi ad una proteina G, detta fattore di ADP-ribosilazione, che ne amplifica l'attività catalitica ADP-ribosilante.
Questo complesso, insieme ad una molecola di GTP, catalizza l'ADP-ribosilazione di un'altra proteina G (di 49 Kd) che, in questo stato, si lega ad una molecola di GTP ma non è in grado di staccarsene. Ciò ha come risultato, un continuo stato di attivazione della proteina G che va a stimolare l'attività di una adenilato ciclasi. L'elevata presenza di cAMP risultante, ha sui villi l'effetto di bloccare l'ingresso sodio, cloro ed acqua mentre a livello delle cripte aumenta la diffusione verso il lume di sodio, cloro, H2CO3 ed acqua.

In parole povere, la tossina del colera porta all'attivazione permanente di un particolare tipo di proteine di membrana (GM1) che comporta il rilascio continuo di liquidi e un loro assorbimento irregolare.

In alcuni esperimenti in vitro si è visto che cellule di persone eterozigoti per la fibrosi cistica, sono più resistenti all'azione della tossina colerica, in quanto consiste nella delezione di tre basi consecutive del DNA che comporta la formazione di una proteina di membrana difettosa. Questa proteina si trova nella membrana delle cellule ed è coinvolta nel trasporto degli ioni. Il suo malfunzionamento può essere un vantaggio nel caso del colera in quanto i liquidi non sono rilasciati in modo normale e perciò si può evitare la disidratazione.

Di per sé, il colera è una malattia autolimitantesi ma la disidratazione che essa può portare determina morte nel 30-50% delle persone che non vengono trattate.
Il punto chiave del trattamento del colera è la reidratazione e la correzione degli squilibri elettrolitici. Generalmente si comincia con l'uso di una soluzione di Ringer lattato, necessario nei casi di disidratazione grave, per via endovenosa cui si deve aggiungere potassio (somministrabile anche oralmente). Successivamente si può passare all'uso di soluzioni reidratanti per via orale.
L'uso degli antibiotici ha dimostrato di ridurre la durata della malattia e la necessità di reidratazione. Gli antibiotici più usati sono la tetraciclina o la doxiciclina anche in una somministrazione singola. Tali antibiotici, però, sono controindicati nei bambini in quanto possono formare depositi nei denti e nelle ossa.

In tutto ciò, la cosa che ho scoperto oggi e mi ha colpita è che i vibrioni usano questa benedetta  "tossina" come messaggio per comunicare tra di loro, e non per colpire noi in particolare...insomma è colpa nostra se siamo suscettibili in modo tanto disastroso a questa struttura chimica...i vibrioni stavano solo parlando per fatti loro!!!

 




permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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